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Morte cassiera supermercato positiva coronavirus. Chieste barriere di plexiglass alle casse

Dopo la morte della cassiera risultata positiva al Coronavirus si chiedono nuove misure di sicurezza

Da ieri è chiuso il supermercato di Brescia dove lavorava la cassiera morta e risultata positiva al Coronavirus. La donna di 48 anni era a casa da inizio settimana con febbre alta. Le sue condizioni si sono aggravate fino al decesso avvenuto a casa. Il supermercato è stato chiuso per permettere la sanificazione della struttura.

«La morte di una lavoratrice di un punto vendita della grande distribuzione di Brescia, oltre che rattristarci per la grave perdita di una madre di famiglia e di una collega, fa comprendere quanto sia esposto al rischio di contagio ogni lavoratrice ed ogni lavoratore che opera all’interno dei punti vendita» così il segretario generale della Fisascat Cisl di Messina Salvatore D’Agostino ha commentato la notizia della morte della cassiera di un supermercato nella provincia lombarda. Già nei giorni scorsi, la Cisl e la Fisascat Cisl di Messina aveva chiesto formalmente un intervento alla Prefettura sull’argomento e chiesto alle aziende della grande distribuzione che operano a Messina e provincia di adeguare i presidi alle norme previste dall’emergenza Coronavirus e di installare barriere di plexiglass alle casse.

Chiesto di ridurre l’orario di apertura delle attività commerciali

«Le federazioni sindacali nazionali e regionali di categoria Cgil, Cisl e Uil – ha aggiunto il sindacalista – hanno, inoltre, reiteratamente chiesto al Governo ed alle Regioni di adottare provvedimenti coordinati al livello nazionale per ridurre l’orario di apertura delle attività commerciali».

«E’ necessario innalzare i livelli di guardia su dotazioni di dispositivi di protezione individuale dei lavoratori, distanziamenti interpersonali, modalità di afflusso della clientela» ha poi ribadito D’Agostino evidenziando che «occorre rendere i negozi luoghi sicuri per le lavoratrici e i lavoratori e per il flusso di clientela eccezionale di queste settimane». «Se non intervenissimo per tempo – ha concluso il sindacalista – la responsabilità della propagazione del contagio ricadrebbe su quanti avrebbero potuto decidere e non lo hanno fatto».

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