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Disoccupazione giovanile in rialzo

L’emergenza sanitaria penalizza ulteriormente l’ingresso nel mondo del lavoro da parte dei giovani…

L’Italia è il terzo peggior Paese europeo per quanto riguarda la disoccupazione giovanile, sono questi i dati che sono emersi da un rapporto Istat pubblicato nello scorso mese di lugli. La disoccupazione giovanile resta una delle maggiori preoccupazioni dopo la crisi causata dal coronavirus che ha forti ripercussioni sulle prospettive di lavoro dei giovani e potrebbe portare a una vera e propria “generazione in confinamento”.

La situazione di partenza non era rosea per i giovani italiani, ed è peggiorata ulteriormente con la pandemia sanitaria anche se il tasso di disoccupazione negli ultimi mesi è risultato stabile, va sottolineato come quello relativo alla disoccupazione giovanile è invece cresciuto, arrivando al 30,3% in base alle ultime rilevazioni. In molti casi si parla di giovani diplomati o laureati con un’esperienza professionale minima o talvolta nulla, che si trovano a fare il proprio debutto nel mondo del lavoro senza un sufficiente accompagnamento. Rispetto alle crisi economiche tradizionali questa ha colpito in maniera differenziata settori, territori e generazioni, andando ad aumentare le diseguaglianze. Non stupisce quindi il fatto che tanti giovani, pur in questo periodo delicato e particolarmente difficile, continuino a guardare all’estero come a una soluzione. La situazione del mercato del lavoro già peggiorata a causa delle conseguenze della pandemia è destinata molto probabilmente ad accentuarsi e diventare esplosiva con l’interruzione della cassa integrazione e la fine del blocco dei licenziamenti.

Disoccupazione giovanile, necessita inversione di tendenza

Se non si inverte questa tendenza non solo si pregiudicano le prospettive economiche del Paese, ma si rischia di alterare in profondità il patto fra le generazioni che è un elemento costitutivo dell’assetto sociale, della sua equità e stabilità.

La pandemia ha messo in evidenza non poche falle nel nostro sistema di protezione sociale, sia negli ammortizzatori, sia nel più recente reddito di cittadinanza che doveva fornire un aiuto economico ai poveri e, in ipotesi, ad aiutare quelli abili al lavoro a trovare occupazione. (articolo di Lucio Volo)

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